di Samina Zargar, attivista del gruppo universitario di Amnesty International a Bologna

Il 3 aprile 2013 un insediamento di rom nella periferia di Parigi è stato sgomberato. Circa 230 persone si sono trovate senza un tetto, così come tanti altri rom già allontanati alcune settimane prima. Secondo la Francia, questi atti sono stati compiuti in nome della salute pubblica e dell’incolumità, giustificazione, però, non sufficiente dal momento che non sono stati  rispettati e tutelati i diritti umani. Per questo, Marek Marczynski, vicedirettore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International, ha dichiarato: “Sgomberare centinaia di persone senza offrire un alloggio alternativo adeguato né sostegno è un’azione cinica e vergognosa che ignora completamente gli obblighi internazionali della Francia in materia di diritti umani”.

Purtroppo, però, quello degli sgomberi forzati è un fenomeno che avviene anche in altri Paesi europei come Italia, Romania, Grecia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Ma non solo: sono stati registrati, tra il 2008 e il 2012, in Bulgaria, Repubblica Ceca e Slovacchia, numerosi attacchi contro i rom e le loro proprietà, sparatorie, accoltellamenti, incendi e altri atti violenti che denotano disprezzo per le loro persone e cose. Inoltre, le forze dell’ordine non hanno mai né prevenuto tali aggressioni, né compiuto successive indagini approfondite, lasciando impuniti i colpevoli. E’ evidente che ci troviamo davanti ad una lacuna normativa: mancano, cioè, delle vere e proprie disposizioni che impediscano tali forme di discriminazione e violenza.

Nel 2000, l’UE ha adottato la Direttiva sull’uguaglianza razziale che vieta la discriminazione basata sulla razza. L’incapacità di questa disposizione a tutelare tutti gli individui sta spingendo, però, verso l’adozione di una nuova Direttiva antidiscriminazione. Lo scopo è quello di contrastare questo fenomeno a trecentosessanta gradi e di raggiungere una sostanziale uguaglianza di trattamento per tutte le persone. Purtroppo è necessario ancora del tempo, poiché alcuni Paesi, come la Germania, si oppongono alla proposta, mentre altri sono incerti. Come è noto, il governo di un Paese riflette la volontà del suo popolo. E’ necessario, quindi, che siano gli stessi cittadini a cambiare mentalità e aprirsi verso gli altri. Se tutti fossero d’accordo sul tema dei diritti umani, oggi la Direttiva antidiscriminazione sarebbe già stata adottata o, forse, non servirebbe nemmeno! E mentre al Parlamento Europeo si discute, Amnesty International prosegue nel suo tentativo di sensibilizzare le persone verso il cambiamento, chiedendo fermamente ai governi di adottare la Direttiva antidiscriminazione, di fermare gli sgomberi forzati dei rom e di ridurre le persecuzioni, l’esclusione sociale e le discriminazioni.

È possibile firmare online il nostro appello, chiedendo così all’Ue di far  rispettare le leggi già esistenti e di sanzionare quegli Stati che le violano.

Categoria: l'angolo di Amnesty

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