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A chi giova e a chi fa male la ferocia di una protesta montata sul nulla? Riflettiamo, donne.

Indignatevi, manifestate, arrabbiatevi, protestate.. ma con cognizione di causa!

Una famosa giornalista disse : “ Oggi si spaccia per informazione la propaganda, il resto è in balia dei pusher.”

La maggior parte di voi sarà sicuramente a conoscenza della tanto criticata sentenza della Corte di Cassazione in materia di stupro di gruppo, eccellentemente spiegata dal nostro collega “Il Democritico” , ma non altrettanto eccellentemente commentata dal popolo di Facebook.

I tecnicismi utilizzati nell’articolo non mirano ad escludere nessuno dalla possibilità di comprendere l’accaduto, semplicemente mostrano quanto sia difficile, per chi non è “del mestiere” criticare costruttivamente.

Proprio perché crediamo profondamente nelle capacità intellettive di tutti (o quasi) abbiamo deciso di approcciarci all’argomento nella lingua dei “comuni mortali” per poter dare a tutti la possibilità di INFORMARSI ADEGUATAMENTE e SUCCESSIVAMENTE criticare.

Procediamo con ordine, analizzando la possibile circostanza di reato.

Una ragazza (ma può succedere anche ad un ragazzo, care femministe) viene stuprata da un gruppo di persone, denuncia il fatto alle Autorità competenti, partono le indagini. Seguendo diverse piste e indizi, vengono individuati alcuni soggetti. Questi sono solamente SOSPETTATI di aver commesso il reato!

Cosa sarebbe successo PRIMA di questa sentenza?

In caso di reati sessuali di gruppo, la custodia cautelare sarebbe stata obbligatoria.

Nessuna scelta, nessun rispetto per i criteri imposti dal legislatore per l’applicazione della custodia cautelare. Violazione del principio di uguaglianza, rispetto a quasi tutti gli altri reati.

Provate, per un attimo ad immedesimarvi in queste persone.

Voi siete i sospettati, sapete di essere innocenti, ma venite sbattuti in carcere. Rimanete li per mesi (se vi va bene) e alla fine di questo incubo sarete assolti, avendo passato tempo della vostra vita in galera, INGIUSTAMENTE!

Prendiamo il recente caso di Torino, nel quale la ragazza aveva inventato un fantomatico stupro di gruppo. Si doveva procedere con la custodia cautelare obbligatoriamente e quei ragazzi INNOCENTI sarebbero finiti in carcere, per colpa di una ingiusta menzogna, se non fosse stato per l’avvedutezza del giudice.

Cosa succederà ora?

Qui entra in gioco la nostra sentenza, la quale non fa altro che applicare la nostra Costituzione e il nostro Codice Penale. Questa prevede che nel periodo di tempo che intercorre fino alla sentenza di condanna pronunciata dal giudice, i SOSPETTATI POSSANO ANCHE NON ENTRARE IN CARCERE (custodia cautelare) e usufruire di MISURE CAUTELARI ALTERNATIVE, cioè misure diverse dal carcere.

Inoltre, specifica che queste misure alternative potranno essere utilizzate qualora non vi siano motivi così gravi (pericolo di fuga, inquinamento delle prove, reiterazione del reato) da far propendere per la custodia in carcere.

È quindi solo una POSSIBILITA’ quella di non entrare in carcere durante il lasso di tempo in cui si è ancora SOSPETTATI, non un obbligo imposto al giudice.

La sentenza non incide minimamente sulla PENA che sarà inflitta quando i soggetti da sospettati saranno giudicati COLPEVOLI del reato!

Dobbiamo tenere in conto anche la possibilità che questi soggetti NON siano COLPEVOLI e che quindi, nel caso in cui vengano spediti in carcere PRIMA della condanna passeranno un considerevole periodo di tempo in una cella (cosa non augurabile a nessuno in questi periodi), insieme con persone che realmente hanno commesso reati.

Per non parlare poi dei quasi 213.000.000 di euro pagati dallo stato per risarcire i casi di ingiusta detenzione!

Ogni giorno ci lamentiamo, incessantemente, perché la frase scritta dentro i tribunali ci sembra un’utopia, ma ogni volta che si cerca di renderla più realistica succede il finimondo!

“Le legge è uguale per tutti” significa proprio quello che è stato sancito dalla sentenza : dare al giudice la possibilità di valutare quale misura cautelare applicare, in relazione ai presupposti dettati dalla legge. Uguaglianza per tutti significa che, nonostante l’odiosità del reato, la legge sia applicata in maniera eguale, soprattutto quando si parla di SOSPETTATI!

La campagna mediatica lanciata su facebook

Il clamore mediatico suscitato dalla Sentenza comunque, ci permette di fare qualche riflessione sul merito della questione, e cioè sull’ignobile realtà delle violenze sessuali: secondo un’indagine ISTAT fatta nel 2006 e presentata nel 2007, le donne che almeno una volta hanno subito violenze sessuali nel corso della vita sono 6,7 milioni. il 69,7 % degli stupri è opera di un partner ex o attuale; il 17,4 % degli stupri è opera di un conoscente, mentre

solo il 6,2 % è opera di estranei. (per approfondire: dati sulla violenza di genere e sulla violenza assistita ).

Dati poco solidi e certi, soprattutto se si tiene conto della quantità impressionante del sommerso che emerge dalla stessa ricerca di cui sopra (vedi link), ma comunque utili a ragionare e porci delle domande, soprattutto in seguito all’ondata di clamore mediatico dalla quale siamo stati travolti.

I numeri sopracitati ci mostrano come lo stupro sia una realtà quotidiana, eppure, come la maggior parte delle storie di anormale quotidianità, non trova spazio nelle cronache se non quando c’è da far baccano, quando c’è qualcuno da accusare.

Un giorno è uno straniero possibilmente senza documenti, il giorno dopo è una sentenza tagliata,cucita e ribaltata a dovere, ma di violenza sessuale come malattia della società non si parla mai, se non in ambienti “di nicchia”. Eppure, sono stati proprio tali ambienti, quegli stessi che ogni giorno scendono in campo per la difesa dei diritti delle donne, ad aver fomentato una guerra mediatica scandalosa e cieca.

Dai comitati neo-femministi alle associazioni contro la violenza sessuale, dalle blogger indignate alle ex-ministre offese, forte si è alzato il coro di protesta alla ormai famosa sentenza della Corte di Cassazione.

Ed è proprio a tali gruppi,che da donne, ci rivolgiamo: proviamo a chiederci , per un attimo, quanto lesiva sia ,per la dignità di qualsiasi vittima di abusi sessuali ,la strumentalizzazione mediatica alla quale viene sottoposta se si tratta di un caso che può “vendere” e quanto vergognoso sia il silenzio assordante al quale ogni giorno sono costrette le migliaia di vittime di abusi domestici, per i quali i giornali e i discorsi indignati non trovano mai spazio.

Invece di urlare contro una sentenza tecnica proviamo ad urlare, con la stessa veemenza e la stessa voglia di diffusione, contro l’indifferenza quotidiana.

Siamo abituati/e ad invocare nuove leggi, nuove pene, nuove sentenze, come se la battaglia per un Paese civile fosse strettamente giuridica e non sociale. Ma non esistono leggi in grado di cambiare la corteccia cerebrale degli individui, né sentenze in grado di costruire una coscienza civile che ci aiuti a combattere le cause dei nostri mali e non a piangere tardivamente sugli effetti.

Cerchiamo, allora, di andare oltre i link di facebook dalla facile condivisione che ci aiutano a sentirci solidali con un click.

La solidarietà vera passa dalla conoscenza, la conoscenza passa dall’informazione, l’informazione passa dalla voglia di costruire.

Costruiamo allora, facciamo rete :una rete non preda di facili demagogie, una rete pronta a guardare la luna e non fermarsi al dito.

Ma soprattutto, donne, smettiamola di cascarci. Ogni volta che cediamo alla strumentalizzazione mediatica della violenza sessuale falliamo. Falliamo di fronte alla specificità di genere, di fronte alle nostre piccole lotte quotidiane, di fronte alla perenne necessità di dover dimostrare chi siamo. E soprattutto, falliamo di fronte alla paura delle decine di migliaia di vittime, che ancora oggi, nell’occidente del terzo millennio, scelgono di non denunciare.

“Vorrei che le donne avessero potere non sugli uomini, ma su loro stesse.”-Mary Wollstonecraft

Silvia Ventrucci e Francesca De Nisi

Categories: In evidenza, ProgrèBlog

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