Ma qual’è il problema di “lavorare vicino a mamma”? Perché non si possono salvaguardare i legami affettivi, familiari? Perché bisogna per forza doversi allontanare da casa, anche quando ci si trova bene? E’ maturità questa, che obbliga le persone ad abbandonare i luoghi contro la propria volontà? E’ progresso quello che ci costringe a sradicarci sempre di più dalla nostra terra d’origine? E’ modernità umana quella che crea metropoli anonime e società prive d’identità, nelle quali siamo tutti sconosciuti? E’ evoluzione, quella crea il nuovo culto del progresso economico, dell’arricchimento materiale, a discapito del progresso mentale, culturale, solidale? Perché è necessario che tutti siano ricchi, abbiano riconoscimenti nella società, ricoprano ruoli di rilievo nei luoghi che contano? E che per ottenere questa ricchezza, ci si debba astrarre dalla propria esistenza per impossessarsi di una fittizia identità, per potersi vendere nel mercato del cosiddetto “lavoro”? Che modello umano è, questo nuovo cittadino afflitto da nevrosi, stress, tumori e malattie? Che beve e fuma non per proprio gusto, ma per alienarsi dalla triste realtà che lo circonda. Perché tutti dobbiamo essere vestiti con giacca e cravatta, un caffè nella mano e l’Ipad nell’altra?
Perché è obbligatoria la mobilità a tutti i costi? Ma se voglio restare a casa mia, circondato da amici e famiglia, perché devo essere visto come un “provinciale”, uno non dotato di una visione globale, una persona senza aspirazioni ne stimoli, uno che si accontenta? Ma se voglio coltivare la mia vita senza apprensioni, senza immaginarmi proprietario di chissà che, perché mi devono catalogare come soggetto senza spirito d’iniziativa? Perché le persone devono continuare a farsi dire da altre persone cosa sia giusto o sbagliato fare, cosa sia cool ed innovativo e cosa invece sia vecchio e desueto? Perché il posto fisso è noioso? Perché avere la possibilità di organizzare la propria vita senza soffrire è qualcosa di negativo? Perché tutti devono pretendere di divenire milionari? Bisogna tornare a riflettere, e capire cosa si vuole realmente. I governati dovrebbero capire che compito dello Stato è far evolvere la propria comunità, di garantire a tutti i suoi cittadini la realizzazione della propria esistenza, senza entrare nel merito di cosa significhi questa realizzazione, senza valutare le scelte dei singoli. Invece, ci stanno facendo tornare ad un primitivismo economico, dove tutti sono in lotta contro tutti, dove la solidarietà umana è stata soppiantata dall’egoismo frenetico.
“La Libertà non è l’atto di disfarsi dei nostri legami, ma la capacità pratica di operare su essi, di cambiarli di posizione, di stabilirli o di troncarli” Comite Invisible.
Federico Ticchi









