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Il problema della televisione pubblica italiana non è la mancanza di fondi (non solo), non il Santoro di turno e non il fatto di avere ingaggiato il cantante Pupo come conduttore; la Rai soffre di una dipendenza da Chiesa Cattolica.

Ogni giorno il Vaticano distribuisce i suoi impiegati all’interno dei diversi contenitori televisivi in maniera capillare; dai conduttori televisivi agli opinionisti, da giornalisti missionari con tanto di crocifisso appeso al collo a frati predicatori, il palinsesto Rai sembra un altare sul quale viene celebrata full time la Santa Messa domenicale.

Bene, ora potreste chiedervi quale sia il problema, dato che i cattolici in Italia costituiscono la maggioranza rispetto alle altre confessioni religiose. Il problema è duplice: il primo riguarda il rispetto di un principio costituzionale di nome laicità che caratterizza il nostro Stato, il secondo riguarda il dovere da parte del servizio pubblico televisivo italiano di assumere un atteggiamento imparziale ed equidistante rispetto alle influenze che questo potrebbe ricevere dall’esterno, di qualsiasi natura esse siano.

Gli italiani non sanno cos’ è il principio di laicità, sebbene esso sia un principio fondamentale della Costituzione ; ci sarebbe da aggiungere che molti di loro non conoscono nemmeno gli  altri principi fondamentali della Costituzione, data la grave lacuna della nostra istruzione in materia di educazione civica, ritenuta dai professori un modo per recuperare le ore di lezione perdute e dagli studenti un motivo in più per ridere e scherzare tra di loro.

La Repubblica italiana è laica, in quanto assume (o dovrebbe assumere) un atteggiamento imparziale ed equidistante dinanzi ai diversi fenomeni religiosi che operano nel contesto sociale italiano. Allo stesso tempo, la Costituzione afferma che la Repubblica consente a tutti gli appartenenti a confessioni religiose di accedere alla sfera pubblica in condizione di eguaglianza. Tuttavia, nella realtà italiana questo non avviene, e la Rai ne è un esempio. Avete mai assistito ad una trasmissione televisiva  dedicata all’Islam, all’Ebraismo o al Buddhismo? Certo che no, eppure sarebbe stato molto utile assistervi, dato che gli italiani quasi sempre assumono un atteggiamento pregiudizievole nei confronti delle religioni “altre” senza nemmeno conoscerne i fondamenti, talvolta considerando gli appartenenti a credenze diverse dal cattolicesimo quasi fossero tutti terroristi o fondamentalisti.

Se in Italia il razzismo dilaga, la Rai ne è in parte responsabile, perché da servizio pubblico radiotelevisivo ha educato gli italiani all’intolleranza, al non rispetto nei confronti dell’altro in quanto impossibilitato a prendere parte alla discussione pubblica in maniera attiva, che non significa influenzare il telespettatore per mezzo di prediche; ogni cittadino è libero di credere a ciò che vuole, ma deve essere messo nelle condizioni di poter scegliere liberamente, senza subire alcun tipo di condizionamento.

Invece in Rai cosa avviene? Ogni domenica viene trasmesso l’Angelus del Papa in diretta sulla rete di punta. Questa opportunità concessa alla Santa Sede di fatto vìola il principio di laicità dello Stato, ed è la prova che in Italia il servizio pubblico non è pubblico, ma cattolico e controllato dalla politica.

Molti cattolici incalliti potrebbero impugnare la questione e dirmi “cosa dovrebbero fare in Rai, trasmettere le

Lorenza Lei e Papa Ratzinger

cerimonie islamiche in diretta dalle moschee?”, non sia mai, certo che no. La Rai dovrebbe svincolarsi da quel vincolo contrattuale che la tiene legata alla Santa Sede (la famosa clausola Lorenza Lei, l’ultima di una lunga serie) e smetterla di trasmettere le prediche cattoliche all’ora di pranzo, e allo stesso tempo dovrebbe concedere egual spazio in egual misura agli esponenti delle altre confessioni religiose sulle sue reti, ma in maniera controllata, affinché il servizio da essa offerto ai cittadini sia imparziale ed equidistante, diventi un vero servizio pubblico.

Se questo accadesse domani, ad esempio potremmo assistere a discussioni riguardanti casi di cronaca nera in cui un esponente della comunità islamica spiegherebbe che non tutti i musulmani sono fondamentalisti, e che se un musulmano uccide sua moglie, questi non sarebbe altro che un delinquente, un caso a sé meritevole di critiche, ma non dissimile da altri delinquenti cattolici o ebrei. Ma soprattutto, potrebbe spiegare a molti italiani razzisti che i musulmani non sono tutti delinquenti perché nei talk show si discute solo di casi di cronaca in cui questi sono coinvolti, ma sono persone che godono dei nostri stessi diritti, lavorano, pagano le tasse, studiano e concorrono al progresso materiale e spirituale della società italiana, persone che costituiscono già da adesso una spinta in più per l’Italia sotto ogni punto di vista. La presenza degli appartenenti alle diverse confessioni in Rai annullerebbe tutte le presunzioni di colpevolezza che i cattolici addossano sulle spalle dell’altro nei momenti in cui le cose non vanno nel verso giusto secondo il loro punto di vista, siano esse il calo dei fedeli negli ultimi anni, gli scandali legati allo IOR o ai preti pedofili; è innegabile che i cattolici approfittino dello status quo in Rai, ed è anche logico, dato che operano in assenza di “concorrenti”. La presenza di una legittima “controparte” in Rai concorrerebbe alla presa di coscienza da parte degli italiani che il futuro non può che essere caratterizzato dalla tolleranza e dal rispetto reciproco, e che anche sul piano della sfera religiosa è logico che vi sia concorrenza, perché essa non è per nulla immutabile.

Insomma, se la Rai diventasse un vero servizio pubblico, da domani in televisione si respirerebbe aria di democrazia e tolleranza.

Credo, infine, che dovremmo ringraziare Adriano Celentano per aver portato alla ribalta  il problema legato alla necessità di dover liberare il servizio pubblico televisivo del Paese dai condizionamenti della Chiesa Cattolica, così come dovremmo ringraziare tutti quegli intellettuali, artisti, registi, giornalisti, scrittori, magistrati, politici ecc..  (la lista sarebbe infinita) che hanno messo a repentaglio la propria immagine pubblicamente portando all’attenzione degli italiani i problemi che più attanagliano il nostro Paese.

Grazie a tutti per averci stimolato a cambiare in meglio le cose.

Emanuele Vitale

Categories: In evidenza, ProgrèBlog

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