ROSARNO SOS: una storia nata di dolore

SOS Rosarno potrebbe essere il nome di una fiaba. Si potrebbe dire che la suggestiva calafricane stretta, pale lavorare una terra che non ha colore, solo la dignità e le braccia a contare, da tempo immemorabile le braccia sono nella natura della produzione di merci insieme. Le armi sono in lotta per secoli, che è stata la terra di rivolte contadine dimenticati dalla storia.
La verità, tuttavia, è che nel 2015 Rosarno non fiabe. La realtà costruita da piccoli agricoltori, artigiani, precari, disoccupati e “lame” di alcun tipo, non è molto conveniente per raccontare le copertine di riviste, una favola nel prendere il sole luminoso dei neri come del sud e messi insieme, non è un esempio di integrazione nella finestra, da vendere ai giornalisti curiosi e politici.
La storia di Rosarno SOS nasce dal dolore di una realtà che non vuole a vedere, ci sono molte implicazioni e argomenti correlati: si ricorda che per molti, “la rivolta di Rosarno”, una storia senza una buona raccontata da giornali, una storia mafia, caccia l’uomo nero, una lotta violenta e indiscriminata. Carnefici nei confronti di autori, giornalisti in cerca di cattivi affamati, si nutrono disposti a dare al pubblico un’altra sanguinosa storia in una terra maledetta. E carnefici contro gli autori hanno trovato e riportato, fermando la virulenza di questi tre giorni di follia, nemmeno passare una parola per analizzare i dati, il contesto, le cause di questi effetti.

Sos Rosarno è nato da quei giorni di buio, sapendo che c’era la necessità di costruire un’alternativa che rivelano l’origine della spirale ciclica di violenza e di sfruttamento in cui è stabilito “rivolta”.
Non ha senso per dire razzista, e neri colpi di rabbia, di fatto, se non parte della base.
E in una terra che vive di agricoltura, capitalismo sfrenato del nostro millennio, la base è sempre il mercato. Un mercato miope e selvaggio, l’operazione strutturalmente stretto, permettendo a lavorare nel 2015 per raccogliere una scatola di euro di agrumi, resuscitare anche il prezzo al pezzo di frutta.
Ma non ha senso nemmeno a parlare solo caporali, quasi nemici invisibili e intrinsecamente cattivo, contesto esulati, bianco perfetto per nascondere la loro responsabilità, in quanto questi primi contrabbandieri creati dalla normativa che non permettono canali legali di ingresso, e poi utilizzato per dare altri guasti della propria.
Sì, perché il reclutamento illegale è non è nato per caso o per sfortuna cresce e prolifera all’interno di un sistema che permette ai grandi distribuzioni nazionali di acquistare le arance provenienti da piccoli agricoltori a un prezzo accessibile, se non il “trasferimento”, e poi quelli venduti nei supermercati a prezzi alle stelle. Tutto ciò che può fare con questi nemici giganti invisibili e, se non costruire qualcosa che è diverso.
Questa è la sfida Sos Rosarno, associazione multietnica di promozione sociale e la rete di piccoli imprenditori e artigiani per inchiodare le autorità competenti delle rispettive responsabilità, per chiedere che cosa il codice prezzo e il prezzo finale dei prodotti che vengono acquistati da piccoli agricoltori e invertire il paradosso eterna che chi produce materie prime si è schiavo del quale tale proprietà è limitata ad essere immessi in un mercato più ampio.
Una sfida che arriva dopo un viaggio di denunce, assistenza e sostegno ai lavoratori africani, estemporaneamente e modo volontario e poi ha preso la forma di un lungo – progetto a lungo termine, ha detto che l’abisso in cui propinateci è il giorno “invasori nero” Calabria e l’Italia tutta affondare.
Sì, perché Rosarno è ovunque: in Italia e in Europa su base giornaliera stiamo assistendo ad un massacro sotto il nome della tragedia nascondiglio. E mentre padroni politici piangono lacrime di coccodrillo rifugiati dividere la freschezza dei matematici, i confini continuano a crescere più forte, e l’immigrato continua ad avere un peso di carta solo se morti o penale.
Questo è il quadro politico che ha creato il disastro: sociale corpi che attaccano l’un l’altro, piuttosto che capire la necessità di allearsi.
Ma terzo millennio l’Italia è piena di odio, la malizia e la menzogna. Y ‘è bombardato quotidianamente da false accuse, nel senso che l’uomo nero che sarebbe invadendo e rubare che’ poco che hanno lasciato ‘. Chi dovrebbe spiegare a noi in Calabria, la tragedia dell’emigrazione?
Chi meglio di quanto ci aspettassimo, bruciando ed empatia, respingendo l’assurdità storica, in base al quale il viaggiatore è un usurpatore e un occupante, chi meglio di noi dovrebbe sentire pulsare angoscia di lasciare la loro terra e ad abbandonare il loro progetto vita?
Tuttavia, ci sembra poco tra l’azienda e le strade del sud di solidarietà dovrebbe essere caratteristica tipica della nostra terra. Mai prima calabrese può scegliere di essere Salvini cioè il lavoratore, sia per la propria terra o essere padrone di un altro strumento per ottenere un pezzo di potere.
Tuttavia, vediamo contadini dal lavoro in bicicletta sotto la pioggia, nel pomeriggio, intorno improvvisata tendopoli passare come “rifugi sicuri”.
E potremmo chiedere chi è il cattivo in questa piccola storia scritta dall’alto, in cui il capitale è diviso e gli esseri umani odiano.
Potremmo fare mentre ipocritamente scioriniamo corsivo nostro orgoglio, dimenticare tutto status di migranti che abbiamo impostato su un’anima di fuoco.
E dimenticare la ghettizzazione che uno stereotipo che può dare in su e lasciare per un corso della vita.
Che tristezza di essere ricordato che se Calabrese 2015 non è sinonimo di ‘ndrangheta, l’africano non è sinonimo di ladro invasione.

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