Lettera aperta a Silvio Berlusconi

Gentile Presidente del Consiglio,

il mio chiamo Nicola, ho 22 anni e lo scrivo in Merito Alla sua ultima sortita: L’Idea di chiamare il Suo partito “Forza Gnocca” . Le scrivo scriverei mangiare un padre, Forse ad un Nonno, io scrivo con Che il RISPETTO i miei genitori mio insegnato Hanno SI DEVE Portare Agli anziani.

Signor Presidente del Consiglio, e Il Paese stanco e affamato, sfibrato dà una lunga lei crisi E che il Suo Governo Avete negato per due anni e il Che non potete Più Oggi, nonostante il Suo potere mediatico, nascondere. L’ennesima Battuta di l’ultima di una serie di spiacevoli Lunga affermazioni, Oggi è Tutta all’Italia un insulto, il Che Oggi quell’Italia, nel giorno del funerale pappagallo, si piange Vittime di Barlett a.

Signor Presidente, il Suo umorismo maschile Non più nessuno diverte; non si fidi delle risate a bocca Piena dei Suoi Cortigiani sempre pronti alla genuflessione e alla riverenza, non ridere fa il Suo umorismo e Nemmeno sorridere Più.

Non sorridono le donne, non sorridono I giovani, non sorridono Gli uomini. Non più lei sorridiamo Perche Che Essere voleva paladino della Libertà, this libertà ce l’ha Tolta, giorno DOPO giorno, a colpi di leggi ad personam e immobilismo Davanti Ai Problemi di che noi, gli italiani Normali, dobbiamo affrontare.

L’Italia non ê da crociera di una nave, signor Presidente, Non è la SUA da crociera nave. L’Italia Oggi le passo indietro Chiede uno, si Chiede di lasciare il campo libero Dalla sua e triste Ormai ingombrante Presenza.

Saremo noi, è lavoratrici ei lavoratori, si studentesse e Gli studenti, Gli uomini le donne e this di Paese per Ricostruire l’Italia, pezzo pezzo DOPO, sgombrando macerie Frutto delle Politiche lui Scelte Sue. Ora una tariffa noi lasci, con porti so I Servi Cani da guardia Suo potere, colomba lei noi ha fallito riusciremo, saremo Perché nel Tanti, Coraggiosi e, infine, Liberi.

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